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Marco Gheller – Presidente della Fondation Émile Chanoux

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[intervista realizzata prima delle elezioni comunali e della nomina di Gheller alla carica di Assessore alle Politiche sociali, ai Presidi di comunità e alla Coesione del Comune di Aosta]

Vivacità culturale e punti di forza

Porto il mio punto di vista da operatore che ha diversi cappelli: Presidente della Fondation Chanoux, assessore alla cultura del Comune di Saint-Christophe, membro del Consiglio di amministrazione dell’Alliance française e Coordinatore di una cooperativa. 

La Valle d’Aosta, pur nelle sue dimensioni ridotte e nella bassa densità abitativa, possiede una vivacità culturale straordinaria. Poche realtà, in proporzione al numero di abitanti e di comuni, possono vantare un’offerta culturale così ricca, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo. Non possiamo competere con le grandi eccellenze nazionali, ma la proposta culturale complessiva nella regione è ricca e articolata.

La lettura dell’offerta culturale può essere ricondotta a diversi livelli. Il primo è la cultura di territorio, quella che vive nelle biblioteche e nei presìdi locali. Le biblioteche sono un’eccellenza valdostana: su 74 comuni, oltre 50 ne hanno una. Le Commissioni delle biblioteche, formate da volontari, sono una cerniera fondamentale tra l'amministrazione, il territorio e le associazioni; sono spazi di incontro e di comunità, in cui si organizzano corsi, attività, presentazioni di libri e feste. Non importa se i temi trattati siano popolari o specialistici: ciò che conta è la funzione sociale che svolgono. Sono presìdi fondamentali, luoghi in cui la cultura diventa parte della vita quotidiana.

Il secondo livello è rappresentato dalla città di Aosta, che negli ultimi anni ha visto un importante sviluppo culturale grazie a diversi festival, iniziative e rassegne come Riverberi o La Grande Invasione, per citare alcuni esempi. Infine, il terzo livello è quello delle realtà associative e dei festival nati dal basso, come GiocAosta, Cactus Film Festival, le iniziative di AIACE– che testimoniano la vitalità della società civile. In una regione di appena 120.000 abitanti, questa effervescenza è un segnale incoraggiante di creatività e partecipazione. Chiaro che si può far meglio -si può sempre far meglio- e, ovviamente, il mondo culturale è per definizione critico, però non possiamo non riconoscere che abbiamo un terreno fertile e un’ottima base di partenza. 


Contaminazioni e innovazione

L’aspetto sul quale, a mio avviso, ha senso investire è l’apertura. Dico questo pensando ad alcune realtà -Fondazioni, Comitati- che si ripiegano su se stesse, parlando sempre alla propria cerchia. Uno degli aspetti più importanti su cui ho lavorato alla Fondation Chanoux è proprio il tema delle contaminazioni. La cultura rischia di diventare autoreferenziale se resta chiusa nei propri circuiti. Per questo abbiamo voluto metterla in dialogo con altri mondi, come quello del lavoro e dell’impresa. Da questa idea è nato 'Mosaico', un progetto realizzato insieme a Confindustria che mette in relazione cultura e lavoro. È un’iniziativa che ha riscosso un grande successo e che negli anni è cresciuta in qualità e partecipazione. Abbiamo inoltre promosso incontri sul pensiero autonomista e federalista confrontandoci con altre realtà come l’Istituto Spinelli, la Fondazione Einaudi e la Fondazione Olivetti, per evitare l’autoreferenzialità e favorire il confronto, visioni plurali e aperte. La chiusura, l’atteggiamento dogmatico sono i rischi da evitare, su questi aspetti è necessario lavorare e continuare a investire energie. 


Cultura come presidio sociale

Accanto ai grandi temi, come quelli appena citati, credo fermamente nel valore delle piccole iniziative di quartiere e di comunità. Abbiamo degli esempi emblematici, penso al Circolo del Cardo, una libera associazione culturale che promuove la cultura e in particolare la poesia, organizzando serate di ascolto, oppure il Premio letterario del quartiere Cogne, ad Aosta. Anche solo il fatto che una sala resti aperta alcune sere a settimana rappresenta un presidio sociale. La cultura è, in questo senso, una forma di welfare civico: crea legami, contrasta l’isolamento e rafforza la coesione. Anche nei paesi più piccoli, dove il rischio di spopolamento è alto, attività come queste mantengono viva la vita comunitaria. Sono forme di resistenza e di appartenenza che danno senso alla parola 'territorio'.


Francofonia e identità linguistiche

La francofonia è un pilastro fondamentale della nostra autonomia, ma negli ultimi trent’anni -mi permetto questa osservazione- è stata trattata come un dogma intoccabile e questo è un vero peccato. La lingua francese è stata progressivamente percepita come una lingua di “palazzo”, elitaria, con corsie privilegiate che, paradossalmente, l’hanno marginalizzata. La vera sfida, dal mio punto di vista, è quella di rendere la francofonia un elemento vivo e accessibile, anche e soprattutto per i giovani. Bisogna rendere la specificità linguistica valdostana attraente, contemporanea, capace di stare nella contemporaneità e sperimentare. Questo vale anche per il francoprovenzale, che rappresenta un patrimonio culturale di enorme interesse, portato avanti dalle attività delle corali, dai gruppi folkloristici e dalle compagnie teatrali del territorio. 

Abbiamo sperimentazioni positive, penso agli Orage che, come gruppo folk rock, si inseriscono in una sperimentazione contemporanea, come le band etno-rock del Sud Italia o dell’area occitana, che hanno reso popolari le proprie tradizioni linguistiche. La nostra sfida è fare lo stesso: trasformare la lingua e la cultura in strumenti di creatività, non in monumenti statici, dogmi indiscussi e indiscutibili.

Su questo discorso si dovrebbe innestare anche la riflessione sulla filiera scolastica francese, ripensando l’approccio linguistico nelle scuole e nell’università valdostana.


Coprogettazione e partecipazione

Negli ultimi anni anche la Valle d’Aosta ha sperimentato percorsi di coprogettazione in ambito culturale. È un metodo interessante, perché riduce i conflitti e responsabilizza i soggetti coinvolti, ma presenta anche difficoltà operative. I processi diventano più lenti, i ruoli meno chiari, e non sempre l’efficacia è garantita. In certi casi, un buon appalto ben scritto rimane lo strumento più efficiente. Tuttavia, la coprogettazione ha un grande valore politico e sociale: costruisce reti, crea alleanze e stimola la collaborazione. Progetti come BL Plus e GiocAosta dimostrano che quando è gestita con chiarezza e partecipazione, può dare risultati eccellenti anche nel settore culturale.


Cultura, immigrazione e prospettive future

Viviamo in una regione bilingue, e questo dovrebbe renderci naturalmente aperti alla multiculturalità. Valorizzare le competenze linguistiche dei nuovi cittadini e delle seconde generazioni sarebbe una grande opportunità. Ragazzi che parlano arabo, cinese o russo possono rappresentare un vantaggio enorme in un contesto turistico come il nostro. La diversità linguistica è una risorsa da riconoscere e promuovere, anche attraverso progetti educativi e formativi.

In conclusione, la Valle d’Aosta ha una vitalità culturale fuori dal comune. La sfida sarà mantenere questo fermento, rendendo la cultura più accessibile, popolare e capace di attrarre i giovani. La cultura è, per sua natura, antisistema: ma ha bisogno del sistema per vivere. Solo se istituzioni, associazioni e cittadini sapranno collaborare, la Valle d’Aosta potrà continuare a essere un laboratorio culturale vivo e innovativo.

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